“SUONATUTTOMALE” non racconta un crollo improvviso, ma un lento adattamento al caos. È il ritratto di una realtà che continua a funzionare anche quando tutto sembra fuori asse, dove i problemi non vengono risolti ma incorporati nella normalità. Il disagio si fa abitudine, l’eccezione diventa regola. Il confine tra consapevolezza critica e assuefazione si assottiglia fino quasi a scomparire.
La narrazione evita il giudizio morale e preferisce l’osservazione: una generazione che vede il disastro, lo commenta, lo attraversa senza riuscire davvero a interromperlo. Il desiderio di cambiamento convive con una forma di immobilità strutturale, fatta di compromessi, rinvii e piccoli adattamenti quotidiani. La vita, semplicemente, va avanti.





