Punto di vista
Lo shutdown che ferma i poveri
Negli Stati Uniti, lo shutdown del governo ha lasciato senza sussidi 42 milioni di persone: famiglie, anziani, bambini improvvisamente privati del minimo necessario per vivere. Un segnale d’allarme per la “superpotenza mondiale”, ma anche per l’Europa e l’Italia, dove la lotta alla povertà resta fragile e discontinua.
Con Paolo Brivio riflettiamo su quanto le politiche sociali dipendano ancora dalla volontà del momento e su come costruire invece un sistema stabile, giusto e umano che non lasci nessuno indietro.
Minori stranieri
Con don Alberto Vitali riflettiamo sul percorso di inclusione dei minori stranieri in Italia: un cammino spesso affidato più alla sensibilità delle scuole, degli oratori e delle reti sociali che a politiche strutturate. Tra accoglienza reale e ostacoli invisibili, emerge la necessità di un sistema che non lasci l’integrazione al caso, ma la riconosca come responsabilità comune.
Lavorare insieme
Con Gaia De Vecchi esploriamo il valore del “cantiere” come metafora del lavoro condiviso: uno spazio dove i saperi si intrecciano, le differenze diventano risorse e la corresponsabilità costruisce relazioni solide e progetti comuni. Un invito a riscoprire la forza del fare insieme.
New York, la sfida del nuovo sindaco
Con don Walter Magnoni riflettiamo sulla sfida del nuovo sindaco di New York: come tradurre in azioni concrete le promesse elettorali e ridare coraggio alla politica in un’epoca segnata da sfiducia e pragmatismo.
ESTERO
Con don Sergio Massironi riflettiamo sul ruolo di New York come simbolo delle grandi sfide globali — dalla povertà alla sostenibilità, dalle migrazioni alla pace. Anche nelle parole del suo sindaco emerge la ricerca di vie alternative, segni di un’umanità che vuole ritrovare senso e direzione nel cuore della metropoli.
COMUNITÀ
In Italia gli stranieri rappresentano ormai il 12,3% della popolazione: un dato che fotografa una società stabilmente multietnica, ma ancora lontana dall’essere pienamente inclusiva.
Ne abbiamo parlato con Stefano Lampertico, direttore di Scarp de’ tenis, che sottolinea come spesso i cittadini stranieri vengano percepiti ancora come “braccia” prima che persone, lavoratori necessari ma non realmente riconosciuti come parte integrante della comunità.
Tra precarietà lavorativa, barriere culturali e stereotipi, il cammino verso una convivenza basata sulla reciprocità e la dignità è ancora lungo ma imprescindibile per il futuro del Paese.
Germogliare la speranza
Ritornare in Terra Santa oggi significa attraversare una terra ferita, ma anche riconoscere che, tra le macerie dell’odio, germogliano ancora segni di speranza. Mons. Roberto Davanzo racconta l’esperienza di un viaggio che è insieme pellegrinaggio e testimonianza: un invito a non arrendersi di fronte alla contrapposizione, ma a custodire la fiducia nella possibilità di incontro e riconciliazione.
Impatto generazionale
Pensare alle politiche pubbliche con lo sguardo rivolto alle generazioni future non è più un esercizio ideale, ma una necessità. La valutazione di impatto generazionale rappresenta l’occasione per orientare le leggi verso una visione intergenerazionale e ambientale, capace di tenere insieme giustizia sociale, sostenibilità e responsabilità verso chi verrà dopo di noi.
Ne abbiamo parlato con Chiara Tintori, politologa e autrice, che invita a non sprecare questa opportunità: «Ogni legge dovrebbe chiedersi non solo cosa cambia oggi, ma anche che traccia lascia domani».
Verso la Cop30 di Belém
Alla vigilia della Cop30, che si terrà nel 2025 a Belém, in Brasile, l’attenzione internazionale sulla crisi climatica sembra essersi affievolita. Le priorità politiche e mediatiche si spostano altrove, mentre i segnali della Terra si fanno sempre più forti.
L’uragano Melissa, con la sua scia di devastazione e vittime, ci ha ricordato che gli eventi estremi non sono più eccezioni ma parte di una nuova normalità. Dalle inondazioni alle ondate di calore, dai ghiacciai che scompaiono alle foreste che bruciano, il pianeta continua a mandare messaggi inequivocabili.
Eppure, i negoziati globali sul clima arrancano, intrappolati tra interessi economici, promesse mancate e strategie di breve periodo. Come spiega Paolo Brivio, serve un cambio di passo: “Non basta parlare di transizione ecologica, serve una conversione culturale profonda — che parta dal riconoscere la nostra interdipendenza con la Terra e con chi ne subisce le conseguenze peggiori.”
una Chiesa che sa ascoltare
Nel dialogo tra fede, ragione e umanità, Nicolò Cusano ci ha lasciato una lezione ancora attualissima: la verità non si possiede mai del tutto, ma si cerca nell’ascolto e nel confronto.
È da questa intuizione che prende spunto la riflessione di don Roberto Maier, che collega il pensiero del grande teologo del Quattrocento alle parole di Papa Leone, invitando a una Chiesa capace di ascoltare prima di parlare, di accogliere prima di giudicare.